Sotto la sella... niente?
Lo scorso weekend sono stata a un workshop sulla scrittura. Lo definirei a "temperatura ambiente", nel senso che non si può dire nulla di male ma non ha neanche spostato di molto l'ago della mia bilancia.
Oggi però mi ritrovo per casa un'infinità di gadgetini e schifezzine, dati come omaggi (e accolti con gridolini di giubilo dalle altre partecipanti), che ora mi infestano lo spazio.
Ma davvero è possibile scrivere soltanto avendo gli adesivini e le matitine e le pennine e i quadernini e il portamatitine (o pennine), e le gommine e le bustine e le spillette? Per non parlare dei sacchettini in cui tenere le cosine.
Non solo ne sono state donate in quantità, ma le altre ne avevano portato scorte da casa che non vedevano l'ora di prestare.
Tutto questo cutie cutie cozza terribilmente con il mio minimalismo e il decluttering che porto avanti da lungo tempo (e di questo avrò modo di parlare approfonditamente), ma quello che forse mi ha colpito di più è stata l'ossessione diffusa di fotografare e postare i momenti ritenuti "instagrammabili".
Una donna in particolare, una giovane donna, non ha messo in bocca cibo o bevanda che sia prima di averla fotografata - anche più volte, cercando luce e inquadratura - e uploadata.
Ho trovato questa cosa disturbante, mi ha fatto pensare all'addestramento innaturale del dressage, che antepone lo spettacolo al benessere.
Costringersi a ficcare stabilmente il naso "dietro lo schermo", con il collo piegato altera la biomeccanica, riduce il campo visivo, danneggia i tendini e la colonna vertebrale, per non parlare del cortocircuito generato a livello fisiologico dal ritardo forzato nella consumazione.
Posture forzate, sguardi, sorrisi e aperitivi per compiacere dei giudici invisibili e sconosciuti il cui voto è un picco di dopamina che dura 3 secondi. La vita come una performance continua. Ma quando l'applauso degli sconosciuti finisce, cosa resta sotto la sella?
Mi ha fatto male assistere a come queste donne si siano svuotate e offerte volontariamente alla schiavitù dei social; ho provato a mostrare un punto di vista diverso ma era chiaro che si contagiavano l'una con l'altra e che trovavano il tutto molto divertente.
Va bene. A ciascuno il suo tempo, non ho certo l'ambizione di raddrizzare il mondo secondo il mio pensiero, ma di vederlo e di comunicarlo sì.
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